Come passare da un database monolitico a uno distribuito in 4 step

database monolitico a distribuito

Il database è il cuore del tuo sistema. Ma se è un monolite, prima o poi diventerà anche il tuo collo di bottiglia.
Maggiore è la complessità della tua applicazione, maggiore sarà l’impatto negativo di un unico database centralizzato:

  • Tutto è interdipendente

  • Ogni modifica rischia di rompere qualcosa

  • Ogni picco di carico può compromettere l’intero sistema

  • Nessun team può evolvere il proprio servizio in autonomia

La soluzione? Passare a un database distribuito, con un approccio modulare, resiliente e scalabile. Ma attenzione: non basta “spezzare” il DB. Serve metodo, consapevolezza e una roadmap tecnica chiara.

I vantaggi di un database distribuito

Un database distribuito è pensato per:

  • Separare responsabilità tra domini e microservizi

  • Scalare orizzontalmente solo dove serve

  • Aumentare la resilienza e l’indipendenza dei team

  • Supportare un’architettura cloud-native e orientata agli eventi

È il fondamento su cui costruire applicazioni moderne, modulari e a rilascio continuo.

I 4 step per migrare in sicurezza

Step 1: Mappa le dipendenze del tuo database monolitico

Prima di tutto, devi sapere con cosa hai a che fare.
Crea una mappa dei moduli funzionali e delle entità coinvolte nel DB centrale:

  • Quali tabelle sono più critiche?

     

  • Dove ci sono accoppiamenti forti tra domini?

     

  • Quali query si ripetono in più contesti?

Utilizza strumenti di Database Reverse Engineering e Domain-Driven Design (DDD) per ricostruire i bounded context.
Obiettivo: isolare aree funzionali candidate alla separazione.

Step 2: Seleziona i primi servizi da rendere indipendenti

Non tutto va “distribuito” subito. Inizia dai componenti più semplici o a basso impatto:

  • Moduli di reporting

     

  • Log di accesso o audit

     

  • Notifiche, utenti, preferenze

Per ogni microservizio individuato, definisci il modello dati di riferimento e separalo logicamente dal resto.
Obiettivo: ridurre progressivamente il carico sul monolite.

Step 3: Assegna un database a ogni microservizio

A questo punto puoi separare fisicamente i dati, assegnando a ogni microservizio un proprio DB (poliglotta se necessario):

  • PostgreSQL o MySQL per dati relazionali

     

  • MongoDB per document store

     

  • Redis per cache distribuite

     

  • Elasticsearch per motori di ricerca

Importante: le comunicazioni tra servizi devono avvenire via API o messaggistica, mai tramite accesso incrociato ai dati.
Obiettivo: autonomia e scalabilità per ogni servizio.

Step 4: Gestisci la consistenza dei dati in ambiente distribuito

Con più database, non puoi più contare su transazioni ACID globali. Ma esistono pattern consolidati per mantenere coerenza e affidabilità:

 Strategie consigliate:

  • Eventual Consistency: i dati si allineano nel tempo, non istantaneamente

     

  • Event Sourcing: gli eventi sono la fonte veritiera e aggiornano i sistemi downstream

     

  • Change Data Capture (CDC): monitora i cambiamenti nel DB e li trasmette via messaggi

     

  • Orchestrazione asincrona: tramite broker come Kafka, RabbitMQ, NATS

     

Obiettivo: bilanciare consistenza e performance senza sacrificare la resilienza.

Se vuoi abbracciare una vera trasformazione architetturale, il tuo database deve evolvere con te.

Spezzare un database monolitico non è solo un’operazione tecnica: è un cambio di cultura, mentalità e approccio allo sviluppo.

  • Parti da una mappatura chiara
  • Isola progressivamente i servizi
  • Assegna loro un database
  • Gestisci bene la comunicazione tra sistemi
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